Gioco di Ruolo

Ognuno di noi, senza saperlo vive un’esistenza parallela a quella che
consuma giorno dopo giorno, mese dopo mese, anno
dopo anno, un’esistenza senza inizio e
senza fine, più alta della realtà, di cui spesso ci si
dimentica, o si preferisce non avere consapevolezza,
per paura, diffidenza, ignoranza. Eppure lì, in
quella vita segreta e gravida di risorse e sorprese, sono
racchiuse straordinarie energie insospettate. Basta
avere il coraggio – o la forza, o la capacità – di
liberarle e metterle in gioco
.
C’è un nucleo all’ “interno” di ognuno di noi che esiste oltre
ogni spazio ed oltre ogni tempo, un nucleo che un’attenta
osservazione può scorgere. Si tratta di quella parte eterna e
onnisciente che è la vera essenza di ognuno di noi. C’è chi lo
chiama Amore, chi lo chiama Ki, chi lo chiama Mana, chi lo
chiama Dio, non ha grande importanza il nome che lo
definisce, è l’energia vitale originaria.

La Terra vuole penetrare con l’Amore nel puro cielo: il
desiderio d’Amore prende la terra; la pioggia del cielo
la rende fertile: allora la terra dà vita alle piante e agli
animali di cui si nutrono gli uomini.


cit. Aeschylus, frammento 44


Questa energia vitale di cui il nucleo di cui stiamo parlando è
la nostra parte più pura e reale, è ciò di cui “è fatto” l’Universo
ed è ciò che mantiene ogni elemento della “creazione” in
connessione e perciò sostiene e nutre tutto ciò che vive. E’
tutto ciò che è. Tutto questo era risaputo anche nell’antica
Grecia dove Ipermnestra attraverso i frammenti di Eschilo ci
rammenta che questa immensa energia è ciò che determina e
alimenta e stimola le azioni dell’essere umano e chi si connette
consapevolmente a quest’energia fa proprie le caratteristiche
stesse di tale energia.
E’ in tutto ciò che vive e dà vita, ed è una, in ciascun
individuo, in ciascuna specie e nell’intero Universo;
non si sa né si può immaginare quando sia cominciata
o quando potrà terminare: semplicemente è e diviene
infinita – o, come la chiama Gesù nei Vangeli,

“eterna”, e cioè: appartenente ad un’altra dimensione
temporale incommensurabile con il tempo a noi
familiare. Eppure nulla è più semplice del percepirla,
proprio perché è in tutto ciò che vive in ognuno; e nulla
è più semplice dell’accorgersi che si può agire in base
ad essa e che ciò porterebbe armonia, senso e libertà
nella nostra esistenza. Gesù lo descrive così: “Siate
figli del Padre vostro celeste che fa sorgere il suo sole
sopra i malvagi e sopra i buoni e fa piovere sui giusti e
sugli ingiusti ” “Nessuno giunge al Padre se non
attraverso l’Io
”.
Questa Energia però viene percepita consapevolmente
soltanto da chi sa essere pienamente se stesso.


Igor Sibaldi


Dove essere sé stessi significa riconoscere la nostra Reale
Identità, riconoscere di essere quel nucleo di cui stiamo
parlando.
Questa è l’unica parte di noi stessi che è veramente Reale, tutto
il resto esiste solo in conseguenza e in funzione dell’ esistenza
di quel nucleo che è la nostra vera Essenza. E tutta quella


Matteo 5,45 Matteo 23,9

noi siamo soliti definire la nostra Realtà, è un riflesso di tutto
ciò che nella nostra interiorità ricopre questo nucleo e
ricoprendolo non ci permette di percepirlo e di riconoscerlo.
Non immediatamente per lo meno.
La realtà esteriore di cui facciamo quotidianamente esperienza
è lo strumento che l’Universo ha “escogitato” per permetterci
di riscoprire la nostra vera essenza, ritrovandola sotto tutto ciò
che la ricopre, di cui la realtà esteriore è il riflesso.
Questa realtà/illusione esteriore tuttavia ha anch’essa un suo
livello di realtà appunto e pur essendo il riflesso della nostra
interiorità è vera ed è utile alla nostra evoluzione che agevola
attraverso la sua evoluzione, che avviene secondo determinate
regole, la cui principale in questa dimensione, o forse l’unica, è
quella di causa ed effetto conosciuta fin dai tempi dei tempi.
La traccia più genuina che ci suggerisce dove cercare e come
cercare, cosa eliminare, cosa mantenere, per riscoprire quella
parte di noi che siamo effettivamente noi e di cui ci siamo
scordati, è determinata dalle nostre sensazioni, che non sono
altro che il linguaggio con cui continuiamo a comunicare con
noi stessi, con il nostro vero sé!


…mi hai messo in una famiglia e hai detto affari tuoi,
adesso in questo casino prova a capire chi sei (

mi hai messo in tasca tre carte e hai detto adesso tira,
quello che viene viene e come gira gira,
mi hai dato tempo una vita per ritrovare l’uscita, mi son
distratto e ad un certo punto non l’ho più cercata,
e mi hai mollato nel traffico senza indicazioni,
e proprio a me vengono a chiedere le informazioni…
Lorenzo Cherubini (Jovanotti)


“Ecco perché davvero quando stiamo bene, significa molto
profondamente che va tutto bene.
Noi non siamo ciò che sembriamo e spesso non siamo
nemmeno quello che crediamo di essere e le nostre sensazioni,
le nostre emozioni, gli stati d’animo ce lo comunicano
continuamente. Noi siamo molto di più e siamo molto “oltre”.
Siamo quel Nucleo che in tempi e luoghi non sospetti, ha
deciso di cimentarsi in questo Gioco di Ruolo che siamo soliti
definire Vita.
La meta da raggiungere è una nuova dimensione di
esistenza alla quale ognuno sogna di approdare per
essere finalmente se stesso, non più prigioniero dei
rigidi, pericolosi schemi del quotidiano, non più in
balia di assurdi pregiudizi e aridi schemi di pensiero
che impediscono di essere felici”.
Igor Sibaldi


Il ritorno alla nostra Vera Essenza, il riconoscere chi siamo
davvero è la parte più entusiasmante del gioco. Riscoprire che
siamo invulnerabili e immortali e che quindi non abbiamo
assolutamente niente da temere mai, che non siamo mai nati e
mai moriremo, che ci siamo calati in questa realtà
volontariamente, è la parte del gioco che ci permette di tornare
a casa rendendoci conto del divertimento del gioco.
Noi non stiamo vivendo un “esistenza terrena”, noi siamo la
Vita e stiamo giocando al gioco dell’ “esistenza terrena”.
Un gioco che abbiamo inventato e creato noi e di cui abbiamo
via via stabilito le regole e continuiamo a cambiarle e a
ristabilirle essendo (molto spesso inconsapevolmente)
completamente responsabili di quello che accade e di come
accade e anche di perché accade.
Il problema è che ci siamo dimenticati di poter cambiare queste
regole.
Lo stesso tempo/spazio è determinato da come lo consideriamo
noi e dal valore che attribuiamo a questo sistema.

La nostra vera natura è determinata dalla consapevolezza e
quindi anche dalla comprensione di come funziona questo
sistema in cui ci siamo volontariamente calati.
Una cosa è certa, quando abbiamo deciso di partecipare a
questo gioco non l’abbiamo fatto con l’intenzione di
sopravvivere ed annaspare in mezzo ad un mare di difficoltà,
ma con la ferma volontà di vivere alla grande, con gioia ed
entusiasmo. Perché la consapevolezza illimitata che noi siamo
potesse fare esperienza della limitatezza che ci è propria in
questo sistema spazio temporale. E per farlo abbiamo deciso di
partecipare a questo gioco di ruolo. Vogliamo fare questa
esperienza di rendere completa la nostra consapevolezza
attraverso la limitazione.
Per renderci esseri limitati che possano effettivamente
partecipare a questo gioco è stato evidentemente necessario
diventare chi siamo (perché noi siamo anche la nostra
limitatezza, il punto è renderci conto di non essere solo quella),
in modo che strada facendo potessimo un po’ alla volta
ricordarlo nuovamente e potessimo trasformarci percependolo
in quella consapevolezza totale che effettivamente noi siamo.
Ognuno di noi ha potere totale di gestione della realtà in cui
viviamo. Recuperare la consapevolezza di chi siamo realmente
ci permetterà anche di gestire consapevolmente il potere che
abbiamo.


Non esistono limiti reali in assoluto e non esistono limiti alla
nostra immaginazione che è lo
strumento con il quale principalmente manifestiamo la nostra
realtà. Il fatto di comprendere che il nostro mondo è
determinato dalle nostre convinzioni ci permette di modificarlo
consapevolmente.
Per questo ogni volta che scarichiamo la responsabilità di ciò
che ci accade su qualcuno o su qualcosa che non siamo noi, in
realtà ci allontaniamo dal riconoscimento della nostra reale
essenza e quindi abdichiamo al nostro potere lasciandolo
semplicemente agire inconsapevolmente. Il meccanismo del
gioco evolve e funziona sempre, indipendentemente dalla
nostra partecipazione consapevole o inconsapevole. Noi
creiamo la nostra realtà comunque.
E’ come lasciare una sega elettrica accesa senza tenerla in
mano saldamente: lasciata senza guida può fare davvero dei
grossi danni! Danni che però anch’essi fanno sempre parte
dello stesso gioco di ruolo a cui stiamo partecipando. Non sono
mai danni reali quindi, ma sono certamente danni che possono
notevolmente complicarci il libero fluire del ‘gioco dell’oca’ e
rovinarci tutto il divertimento.
Quando invece manteniamo saldamente in mano la motosega e
la dirigiamo consapevolmente possiamo realizzare delle
grandiose costruzioni. Se ci riappropriamo consapevolmente
del nostro potere, il gioco diventa davvero entusiasmante e ci
permetterà di fare esperienza soltanto di ciò che ci gratifica, ci
soddisfa e ci rende gioiosi, se lo vogliamo.
Noi siamo gli unici artefici della nostra gioia e della nostra
disperazione. La consapevolezza di questo ci permette di
scegliere volontariamente tra sperimentare gioia e sperimentare
disperazione.
Assumiamoci quindi la responsabilità al 100% della nostra
realtà e andiamo alla grande, diretti gioiosamente verso casa,
con la consapevolezza che conoscere ciò che è, è la via che ci
permette di gestire quello che sarà.
Nel momento in cui ci assumiamo la responsabilità di tutto ciò
che ci ha fatto soffrire nella nostra vita trascorsa, saremo in
grado di manifestare gli eventi gioiosi che caratterizzeranno la
nostra storia da qui in avanti. Ogni volta che abbiamo dato ad
altro o ad altri la colpa della nostra sofferenza abbiamo
ottenuto il risultato di allontanare da noi la consapevolezza del
nostro potere.
Attenzione però perché anche l’operazione di assumersi la
responsabilità della nostra vita passata nasconde una trappola:
il rischio di sentirsi colpevoli per tutta la sofferenza subita, o
peggio per la sofferenza subita da altri.


Anche questo è un meccanismo che ci allontana dalla gestione
consapevole del nostro potere. Noi siamo responsabili, ma non
siamo colpevoli.
In effetti anche la considerazione del non essere stati
consapevoli della nostra potenzialità di manifestare la realtà è
già un concetto sufficiente per liberarci da ogni senso di colpa.
Eventualmente sarebbe colpevole chi agisce deliberatamente;
chi è cieco non è colpevole se va a sbattere contro un palo…
non l’aveva visto! Quindi già l’inconsapevolezza ci libera da
qualunque colpa, anche se mantiene intatta la nostra
responsabilità totale nell’operazione di manifestazione della
nostra realtà.
Altra considerazione che ci libera definitivamente da
qualunque colpa è la certezza che l’Amore è l’energia prima da
cui scaturisce ogni successiva manifestazione. La prova di ciò
la possiamo trovare semplicemente osservando gli avvenimenti
dal punto di vista dell’Amore. Se partiamo dal presupposto che
tutto è Amore (Tutto è Uno) e che tutto evolve regolato
dall’Amore e in funzione dell’Amore, vedremo che ogni
avvenimento terreno (e non) troverà la sua evidente
motivazione.
Non è ovviamente una questione dimostrabile con metodo
scientifico (non ancora per lo meno, anche se ci siamo ormai
abbastanza vicini ), ma ciò non toglie che sia altrettanto
indubitabilmente dimostrabile.

Ognuno lo può molto
facilmente provare a sé stesso, soltanto avendo la costanza di
osservare come accadono le cose.
E allora come si può riuscire a far entrare nella nostra vita tutto
l’Amore che desideriamo? Come possiamo comprendere
davvero che Noi siamo Amore, siamo già a posto e completi in
modo perfetto, che tutta l’Energia che stiamo usando può in un
attimo creare il più meraviglioso dei mondi e la più
meravigliosa delle vite?
C’è in effetti nella nostra società una tale assuefazione alla
sofferenza, un tale retaggio culturale che sembra confermare
quello del dolore come il percorso inevitabile, che spesso
sembra più facile, quasi più “naturale”, lasciarsi sommergere
dalle preoccupazioni e accettare i disagi quotidiani perché
inevitabili (“Così è la vita”, “Ciò che vuoi te lo devi
guadagnare lavorando duramente”, “Nessuno ti regala mai
niente”, ecc..) piuttosto che riuscire a ringraziare, Amare e
lasciar andare i pensieri più pesanti e in questo modo
“sgonfiare” istantaneamente situazioni non desiderabili di
qualunque entità e grado.


Il punto è che abbiamo paura di affidarci alla nostra Divinità
(al nostro Nucleo), non riusciamo davvero a metabolizzare il
fatto che tutto quello che è, è sempre il meglio! Tutto evolve
in direzione dell’Amore (se Tutto è Amore e l’Amore è l’Uno
da cui tutto deriva, non può che essere logicamente così). Non
siamo capaci di accettare che le leggi che regolano l’universo
abbiano dato origine ad un meccanismo anche troppo semplice,
perché per noi è l’ignoto, un campo che non pensiamo di aver
personalmente sperimentato. Ci sembra assurdo e pericoloso…
Vogliamo avere la situazione sotto controllo; non farlo è
inaccettabile perché estremamente pericoloso, dal punto di
vista da cui siamo abituati (educati) ad osservare l’evolvere
delle situazioni.
Ci nascondiamo dietro espedienti tipo “non abbiamo tempo”,
“non abbiamo la concentrazione necessaria”, “non abbiamo il
coraggio”, o magari ci sentiamo in colpa se stiamo bene,
oppure se abbiamo più degli altri. Riconoscere di essere potenti
ci toglierebbe da quel ruolo di vittima che è diventato comodo;
affidarci al flusso ci responsabilizzerebbe troppo, ci
costringerebbe in qualche modo a prendere in mano la nostra
vita davvero.

E così diamo troppo ascolto a chi non crede, a chi demolisce, a
chi ci prende in giro, a chi ha paura di illudersi, a chi ci dice di
stare con i piedi per terra… a chi non ha mai sperimentato
qualcosa di efficace perchè fondamentalmente non ci ha mai
davvero creduto…

Dicono che è vero
che ogni grande amore naufraga la sera davanti alla tv
Dicono che è vero
che c'è solo un modo per risolvere un problema
Dicono che è vero
che ad ogni entusiasmo corrisponde stessa quantità di
frustrazione
Dicono che è vero
che per ogni slancio tornerà una mortificazione
Dicono che è vero sì,
ma anche fosse vero non sarebbe giustificazione per non
farlo più.
Ora!
Non c'è montagna più alta di quella che non scalerò,
non c'è scommessa più persa di quella che non giocherò.
Ora!

nb. queste parole 

Dal libro di Giovanna Garbuio, "Gioco di Ruolo"

esperta scrittrice di Hoponopono occidentale 
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